giovedì 10 novembre 2011

Fegato alla veneziana

Fegato alla veneziana
[...]"Me so' magnato er fegato e me lo magno ancora
'gni vorta che ripenso che tu sei la mia signora
Me so' magnato er fegato e nun ho mai strillato
'na vorta che l'ho fatto, tu me c'hai pure mannato"[...] 

Così recita una vecchia canzone del grande Gigi proietti... Oggi anch'io me sò magnato er fegato e l'ho cucinato così:
le fettine di fegato

cipolla in padella
In una padella con dell'olio ho fatto appassire della cipolla (abbondante) per una decina di minuti circa a fuoco lento, dopo ho aggiunto le fettine di fegato
fegato in padella a fine cottura
ho portato il tutto a cottura ottimale aggiungendo sale, pepe e sfumando con dell'aceto....
Semplice veloce e sopratutto gustoso!! ;))

venerdì 4 novembre 2011

"Il sesso forte"

Quando si parla di "sesso forte" ormai esiste un equivoco di fondo...parliamo ancora di uomini? Probabilmente no...
Nell'ultima commedia di Diego Ruiz, ci sono tre uomini in scena, ma protagoniste, "assenti" solo virtualmente, sono proprio le donne: l'ex "gentil sesso" che ormai di gentile sembra non aver più niente, almeno a sentire loro, Ascanio, Diego e Walter, che si ritrovano rifugiati in cima ad una quercia enorme ad analizzare il mondo femminile da un altro punto di vista, anzi da tre!
Riusciranno a trovare un approccio comune ed efficace per affrontare le donne ma soprattutto le loro stesse paure?
Il testo è esilarante, si ride dall'inizio alla fine, Diego Ruiz si supera ogni volta sia dal punto di vista autorale che da quello interpretativo: non si risparmia e fa un vero lavoro di "fatica" per quasi tutto lo spettacolo non si ferma un attimo!! Walter Nanni si conferma nelle sue doti di caratterista, divertente e con tempi comici perfetti, serve le battute con sapienza ed esperienza, fantastico, tra le altre cose, in un monologo lampo alla Petrolini. Ascanio Pacelli, al suo esordio assoluto sulle tavole del palcoscenico, dimostra di avere le spalle larghe non solo fisicamente; regge bene la scena ed il confronto coi suoi colleghi più esperti, coglie bene i tempi e strappa più di un applauso al pubblico divertito e piacevolmente sorpreso dalle sue doti interpretative; con qualche replica in più non potrà che migliorare ancora.
Un altro esordio lo troviamo alla regia: Francesca Nunzi ha dato la sua impronta al testo di Ruiz, lo ha arricchito di trovate che soltanto lei poteva immaginare, un lavoro eccellente!
La scenografia di Mauro Paradiso è perfetta: è riuscito ad interpretare e realizzare ottimamente le idee di autore e regista, e se in uno spettacolo teatrale la scenografia è già metà dell'opera, in questo caso non ci sono dubbi sul fatto che la sua parte l'abbia fatta egregiamente. I costumi sono curati da Marco Maria Della Vecchia che ha collaborato anche come aiuto regista.
In scena dal 3 al 27 novembre al Teatro dei Satiri a Roma.

mercoledì 19 ottobre 2011

This must be the place

La canzone dei Talking Heads recitava così... 
"...Home - is where I want to be
But I guess I’m already there
I come home - -she lifted up her wings
Guess that this must be the place..."
Il film "americano", che in realtà è una co-produzione europea, di Paolo Sorrentino è un film "on the road", ambientato tra Dublino e gli Stati Uniti.
Cheyenne è una rock-star ritiratasi a vita privata da un ventennio nella sua villa di Dublino, profondamente annoiato confonde il suo stato con la depressione finché un giorno giunge notizia da oltreoceano che suo padre (un ebreo ex detenuto di Auschwitz) è morto. Cheyenne intraprende un viaggio del quale il funerale del padre, che non vedeva da trent'anni, è solo la prima tappa: venuto in possesso dei diari paterni, scopre della ricerca ossessiva che aveva intrapreso all'indomani della partenza del figlio: quella di un criminale nazista che aveva "incontrato" nel campo di concentramento; così da rockstar si trasforma in un improbabile detective che si mette sulle tracce dell'aguzzino tedesco perso chissà dove negli USA. Lungo questo viaggio incontrerà personaggi strani almeno quanto lui, dai quali apprenderà più di quanto di sarebbe atteso all'inizio della sua strampalata avventura.
Sean Penn è un camaleonte eccezionale e questa non ne è che l'ultima prova: riesce ad interpretare un bambino nel corpo di un uomo e rimanere credibile allo stesso tempo.
Paolo Sorrentino si è davvero sbizzarrito, con la sua regia degli sguardi, quelli inquadrati coi primissimi piani e quelli che ti mostrano un orizzonte: che sia la moderna Dublino o il deserto del new-mexico, è efficace e coinvolgente. Bellissima la fotografia tanto quanto la colonna sonora.
Un film estremamente toccante, un finale splendido.
Bravi tutti!!